Archivio | maggio, 2013

Open source vs closed source

29 Mag

Nel campo dei sistemi operativi, e dei software in generale, si sono venute a creare nel corso del tempo due diverse linee di pensiero:  i sostenitori del open source e quelli del closed. La differenza è nel codice sorgente, cioè l’algoritmo, scritto in linguaggio di programmazione, alla base del software, che può essere o meno  visibile e quindi modificabile da parte dell’utente. Questo ha diverse implicazioni sia etiche  sia pratiche.


open source e closed source

Da una parte i pro-open-source sostengono che il sorgente aperto favorisca lo scambio di idee e la cultura. Come afferma Stallman, il codice sorgente è come una ricetta, che passata da una casalinga all’amica, questa vi aggiunge degli ingredienti secondo i propri gusti e la arricchisce, così il codice sorgente può migliorare nelle mani di un abile programmatore ed adattarsi alle varie esigenze.

Dall’altra i pro-closed-source pensano soprattutto alla comodità: se, ad esempio, un sistema operativo non funziona, l’utente non deve cercare di risolvere decifrando un lunghissimo codice, basta che aspetti che la casa produttrice lo corregga.Non bisogna essere dei programmatori o diventarlo per adattare tutto alle nostre esigenze basta aspettare che qualcuno lo faccia per noi.

L’open source favorisce lo sviluppo di una comunità e di un relativo prestigio associato a ciascuno: se ad esempio riusciamo a risolvere un problema in cui nessuno era riuscito a districarsi, sicuramente saremmo presi in considerazione maggiormente di una persona meno esperta e quindi più ascoltato. Tutto ciò può essere positivo per il miglioramento di un sistema operativo, ma siamo sicuri che sia eticamente giusto?

Tutti hanno il diritto di essere ascoltati, non per quello che dicono, ma perché, essendo tutti gli uomini uguali, ogni cosa è di per sé  indifferentemente importante ad un’altra; sta a noi, poi, valutarla per noi stessi . Certamente l’esperto di programmazione saprà molte più cose  riguardo come migliorare un software, ma un dilettante non può prendere comunque parte ad una discussione? Se quest’ultima è intesa più pienamente come raggiungimento della conoscenza la risposta è implicita.

Il closed source è  comodo, ma fino a che punto? Non dobbiamo metterci davanti a infinite righe di codice , spulciandole una a una, e dannarci per trovare una soluzione, ma generalmente dobbiamo aspettare molto prima che qualcuno si accorga del problema e lo risolva. Inoltre il sorgente chiuso non favorisce la diffusione della conoscenza. Questa è, tra le altre accezioni, comodità:  il sapere qualcosa ci torna utile.

Ariel Belga Fedeli

Fonti:http://bit.ly/Y9UdIM,  http://www.boccaperta.com/gnu-linux-scelta-etica/

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La magia della virtualizzazione: Il PC dentro il PC

26 Mag

Avete mai avuto a che fare con la virtualizzazione? È una tecnica molto potente, che stimola la fantasia e che può essere sfruttata in molti modi a seconda delle vostre necessità.

La virtualizzazione consiste nell’uso di un programma che simula in modo virtuale i componenti (processore, ram, hdd) di un computer, creando così una macchina virtuale. Su questa macchina “guest” (ospite) è possibile installare un sistema operativo completamente indipendente da quello della macchina “host” (ospitante).

La particolarità di questa tecnica consiste nel fatto che i programmi e sistemi che vengono fatti girare sulle macchine guest sono separati dagli altri processi del sistema host e non hanno accesso ai suoi dati. In questo modo, se una delle macchine virtuali si dovesse bloccare o risultasse infetta da un virus, non si avrebbe alcuna ripercussione sui file e sulla stabilità della macchina host. A questo punto basterebbe chiudere la macchina virtuale compromessa e riavviarla da un backup precedente.

Schema che rappresenta la separazione tra hardware fisico e virtuale (Fonte: ITespresso)

Schema che rappresenta la separazione tra hardware fisico e virtuale (Fonte: ITespresso)

Le possibilità offerte dalla virtualizzazione sono infinite. Oltre alla navigazione sicura troviamo l’installazione di OS a scopo di test. Avete sempre voluto provare una distro Linux, MS DOS, o qualche vecchia versione di Windows, ma non avevate voglia di perdere tempo a partizionare l’hard disk? Avete Windows 7 o 8 e volete usare programmi che girano solo su XP? Allora la virtualizzazione fa al caso vostro: è veloce, occupa solo lo spazio strettamente necessario, e le macchine virtuali possono essere cancellate senza lasciare tracce.

La virtualizzazione è comune anche in ambito lavorativo: nelle grandi imprese, che devono gestire immense quantità di dati, i server fanno girare i sistemi operativi tramite macchine virtuali, in modo da non perdere dati in caso di blocco.

Nei server è essenziale una affidabilità che va al di là dei blocchi di sistema (Fonte: Vectro Networks)

Nei server è indispensabile una affidabilità che va al di là dei blocchi di sistema (Fonte: Vectro Networks)

 

Adesso vi spiegherò come entrare subito nel vivo, bastano pochi passi!

Guida:

  1. Scegliete un programma di virtualizzazione e installatelo. Ce ne sono molti di gratuiti, e quello che io consiglio è VMware Player, ma anche altri come Microsoft Virtual PC (non funzionante con Windows 8) vanno bene. Per Mac VirtualBox fa bene il suo lavoro.step1
  2. Scegliete il sistema operativo da installare, e tenete a portata di mano il file di installazione.
  3. Aprite il programma di virtualizzazione, fate click su “Nuova Macchina Virtuale” e scegliete il file d’installazione dell’OS.
  4. Il programma rileva automaticamente che tipo di OS volete installare, e si configura di conseguenza. Di solito non è necessario cambiare alcuna impostazione, e basta cliccare “Avanti” fino alla fine.step3
  5. La macchina virtuale è pronta! Aspettate mentre il sistema operativo si installa (di solito bisogna inserire qualche dato, come il nome utente e password da utilizzare), installate le “Additions/Tools” (driver che permettono di ridimensionare la finestra e spostare il mouse dentro e fuori la finestra) e divertitevi!step5

 

Un altro esempio: La versione di Code::Blocks per Mac è molto instabile, ma grazie alle macchine virtuali potete lavorare sulla versione per Windows.

Windows XP dentro Mac OSX (thanks to Francesco S.) - Click per ingrandire

Windows XP dentro Mac OSX (thanks to Francesco S.) – Click per ingrandire

 

Se siete spericolati potete persino fare girare una macchina virtuale dentro un’altra! L’unico consiglio in questo caso è di utilizzare un OS abbastanza recente come prima macchina virtuale, e un OS più vecchio come seconda.

Windows 98 SE dentro Windows XP dentro Windows 7 (screenshot creato da me)

Windows 98 SE dentro Windows XP dentro Windows 7 (screenshot creato da me) – Click per ingrandire

Infine, se avete un computer particolarmente potente, potete fare tre o anche quattro strati virtuali, ma a questo punto si parla di esperimenti, senza scopi pratici. A ogni livello le macchine sono sempre più lente, perché hanno un intero sistema hardware che deve essere simulato da parte delle macchine ai livelli superiori, in una situazione simile e opposta a quella presentata nel film Inception (da vedere, se non l’avete ancora fatto), in cui il tempo scorre più velocemente mano a mano che si aumenta il livello del sogno in cui si svolge l’azione.

L’unico limite a ciò che potete fare è la vostra immaginazione!

 

 

Cristian Ricardo Quadro

Fonti

  • Pura esperienza, in pieno stile MAKE

GOOGLE VS APPLE: Chi vincerà?

26 Mag

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Il mercato smartphone si è ormai definitivamente assestato su una sfida a due: Google Vs Apple, ovvero Android VS iOS.

E dunque, sgombrando il campo dai piccoli nomi che non influiscono sul risultato generale, chi è fra due giganti che sta davvero vincendo la sfida? Proviamo a dare una risposta all’annoso quesito, raccogliendo quanti più dati possibili.

Come è suddiviso il mercato?

Il primo dato che emerge, forte e chiaro, è la sensibile differenza fra il mercato statunitense e quello internazionale. Nel corso del periodo a cavallo fra il 2012 e il 2013 i dispositivi basati su Android venduti sono stati il 51,2% del totale negli USA, contro il 43,5% di iOS (dati Kantar).

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Le percentuali cambiano sensibilmente se si considera il mercato internazionale: 70,1% di dispositivi Android venduti contro il 21% di dispositivi iOS (dati IDC). La torta del market share internazionale, insomma, se la mangia il robottino verde per quasi i tre quarti del totale!

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Ma attenzione! I dati indicano quanti dispositivi Android vengono venduti in totale, e raccolgono assieme il complessivo di tutti i produttori che si sono affidati alla piattaforma di Google. Che cosa otteniamo se consideriamo quei dati sulla base dei produttori? State a vedere!

A livello internazionale il primo produttore è Samsung, con il 29% del mercato, segue Apple (unico produttore di dispositivi iOS, naturalmente) con il 21,9%. Altri produttori si mangiano il resto della torta, con il 49,2% dei dispositivi venduti.

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Le cose cambiano invece negli Stati Uniti, dove Samsung cattura il 32,3% del mercato, Apple il 34% e gli altri produttori il 33,7%.

E’ chiaro, in ogni caso, che se parliamo di produttori di smartphone uno dei due contendenti cambia: non si parla più di Google VS Apple, ma di Samsung VS Apple.

Di chi sono i profitti?

Non ci vuole un analista finanziario per fare 2+2 a questo punto: se Apple e Samsung si spartiscono il grosso del mercato, saranno sempre loro a spartirsi la torta dei profitti.

I dati, in effetti, confermano questa “deduzione” e indicano, però (colpo di scena!), che è Apple ad incassare, nel complesso, più di tutti.

Secondo Canaccord Genuity nel corso del 2012, Apple ha messo in cassa il 72% dei profitti del mercato, Samsung il resto. Tutti gli altri produttori sono andati a pareggio o in perdita.

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App e uso della rete.

Altro indicatore importante sul reale successo di iOS e Android è la condizione attuale dell’ecosistema.

Il numero e la qualità delle applicazioni, tanto per cominciare, ma anche e soprattutto il numero di applicazioni scaricate dagli utenti e i profitti che ne derivano.

I dati, nel complesso, indicano questo:

  • Il numero di applicazioni disponibili per le due piattaforme è più o meno lo stesso, all’incirca 800.000;
  • La qualità delle applicazioni è all’incirca pari (ma questo è un dato molto discutibile perché viene da un test eseguito sui giudizi degli utenti disponibili su App Store e Google Play)
  • App Store genera il 40% dei download di applicazioni totali sul mercato, Google Play per Android il 51%.

Per quanto riguarda i profitti derivanti dai download delle applicazioni, si ripete lo scenario delle vendite dei dispositivi: sono gli utenti iOS a spendere di più, con il 74% dei profitti che vanno agli sviluppatori iOS e ad Apple. Android è al 20%.

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Conclusione: chi vince davvero?

Come potete dedurre, guardare i dati tutti assieme non dà una chiara indicazione di chi stia davvero vincendo: se parliamo di market share a spuntarla è Android mentre se intendiamo il successo finanziario vince Apple.

Voi che dite? Chi prima o poi riuscirà a prevalere?

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Giuseppe Zocco

Multiboot: perché scegliere solo un OS?

25 Mag

La scelta di un sistema operativo per il proprio computer non è sempre così scontata, dato che molte applicazioni non sono utilizzabili su un sistema operativo o sull’altro. Quindi quale sistema operativo scegliere? Windows, MacOS o una delle svariate versioni di OS basati su kernel Linux? Volete divertirvi con qualche videogioco disponibile solo per PC, sfruttare l’infinito potenziale dell’open source che Linux riesce a dare e lavorare su un sistema più sicuro e stabile come MacOS?

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(Fonte: franchise-metalbois.com)

La risposta è che non c’è bisogno di limitarsi, grazie al Multiboot (Wikipedia), ossia la scelta tra vari sistemi operativi all’avvio della macchina grazie ad un Boot manager (Wikipedia). Questo programma si antepone all’avvio del sistema operativo predefinito e fa effettuare una scelta; avvia quindi il Boot loader (Wikipedia) che caricherà il kernel dell’OS scelto.

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(Fonte: chepc.altervista.org)

Sebbene tutto ciò possa sembrare complicato, molti Boot manager hanno un interfaccia minimale e con icone dalla grande intuitività! I più famosi sono GRUB e LILO, usati in moltissime versioni di Linux. Per hardware basati su EFI abbiamo elilo ma anche rEFIt, che, per quanto riguarda la mia esperienza personale, non ha mai dato i tipici problemi come il dover riavviare più volte il computer per essere caricato correttamente.

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(Fonte: Wikipedia)

E ora fai a fette il tuo Hard Disk! Il multiboot infatti ha bisogno di un corretto partizionamento del disco rigido, ossia dovrete dividere i vostri preziosi giga per i vari sistemi operativi… esattamente come una torta! Ciò non dovrebbe essere un grosso limite data la sempre crescente grandezza dei nostri hard disk. Un mio consiglio è di tenere i file pesanti come film, giochi e immagini che non usate spesso in un hard disk esterno.

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(Fonte:istitutomajorana.it)

Ora installate i sistemi operativi che volete! Ma prima qualche utile consiglio: 

  • Non installate un altro OS senza aver fatto un backup… meglio prevenire che curare.
  • Provate la versione live! Per alcuni OS è possibile la prova senza installazione, utile per verificare il funzionamento di wifi, scheda grafica ecc. ma anche per vedere se vi piace ciò che state per installare.
  • Se scegliete la partizione manuale non dimenticate una partizione per la memoria Swap

Federico Fallace

AGGIORNAMENTO: Pubblicato video di installazione rEFIt nella sezione video.

Nozioni fondamentali sul sistema operativo

7 Mag

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1. Che cos’è un sistema operativo?

Un sistema operativo è un insieme di componenti software, che garantisce l’operatività di base di un calcolatore, coordinando e gestendo le periferiche e facendo da interfaccia con l’utente, senza il quale quindi non sarebbe possibile l’utilizzo del computer stesso e di altri software più specifici, come le applicazioni. È dunque un componente essenziale del sistema di elaborazione che funge da “base” al quale si appoggiano gli altri software, che dunque dovranno essere progettati e realizzati in modo da essere riconosciuti e supportati da quel particolare sistema operativo. Assieme al processore, con cui è strettamente legato, costituisce la cosiddetta piattaforma del sistema di elaborazione.

2. Quali sono i suoi compiti?

I compiti svolti da un sistema operativo possono essere suddivisi in:

  • Main Memory Management: la gestione della memoria e del suo utilizzo;
  • Process Management: la gestione dei processi, eseguendo su di essi operazioni come la creazione e la distruzione, la sospensione e la sincronizzazione;
  • Input/Output System Management: la gestione dell’interazione con i dispositivi, quali RAM, disco, terminali, comandandoli, intercettandone le interruzioni e risolvendone gli errori;
  • File Management: la gestione di file e cartelle, della loro creazione, modifica ed eliminazione;
  • Protection System: la supervisione e la limitazione, se necessario, dell’accesso e dell’utilizzo di risorse del sistema da parte di programmi e utenti;
  • Command-Interpreter System: la traduzione dei comandi che vengono inviati al Sistema Operativo.

3. Quanti sistemi operativi esistono?

Per i PC è attualmente disponibile solamente un numero relativamente esiguo di sistemi operativi. Quelli più diffusi sono:

DOS;

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Windows 95/98/ME;

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Windows 2000/XP;

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Windows 2012 server;

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Linux/Unix;

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Mac OS.

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4. E da cosa si differiscono l’uno dall’altro?

Le differenze tra di essi possono essere anche consistenti, sia in termini di possibilità di interazione con l’utente sia in termini di funzionalità implementate:

  • Le versioni europee di Windows utilizzano la codifica ASCII estesa, mentre Linux utilizza sempre UNICODE;
  • Windows, Linux e Mac OS supportano file con nomi lunghi anche 255 caratteri, ma non il DOS, che ammette solo il formato 8+3;
  • Windows riconosce il tipo di dati dei file e associa ad essi la corretta applicazione solo dall’estensione del nome dei file, Mac OS non attribuisce importanza all’estensione  mentre Linux determina il tipo in base ai primi caratteri dei dati.
  • Max OS Classic, contrariamente a Windows, Linux e Mac OS X, non supporta partizioni di dimensioni superiori a 4 GB e non esegue l’autenticazione degli utenti.

5. Che differenza c’è tra un sistema operativo di 64 bit e uno di 32?

Il primo sfrutta direttamente la possibilità dei moderni processori a 64 bit di poter utilizzare 64 bit per indirizzare la memoria, mentre un sistema a 32 bit può essere installato senza alcun problema anche su una macchina con processore a 64 bit. Contrariamente, non è possibile installare un sistema operativo a 64 bit su una macchina con processore a 32 bit, ciò renderebbe meno performante il computer.

Giuseppe Zocco

Il progresso S.O.ciale

5 Mag

Al contrario di quello che accadeva un tempo, quando si acquistava un calcolatore decidendo innanzitutto il marchio (IBM, Honeywell, Digital, HP ecc.), ormai si acquista il computer badando soprattutto all’ambiente software offerto (Windows, Mac, Unix, Linux ecc.) e la scelta dell’hardware è a questo subordinata”(“Capire l’informatica”, Marco Mezzalama, Elio Piccolo).Questo perché è l’architettura  dei nostri sistemi operativi che ci da la possibilità di sfruttare al massimo la caratteristica del pc di macchina general purpose.

La nostra possibilità di creare e di divertirci e di comunicare è determinata  , limitata e molto spesso ampliata  da quello che il nostro computer ci permette di scaricare o istallare.

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(immagine di slogan Windows;   è molto esplicito il concetto di  “ampliamento”  )

Quanto più siamo liberi di usare determinati programmi di lavoro o  giochi, tanto più siamo liberi in quanto persone perché abbiamo molte più scelte. Il nostro sistema operativo rispecchia il nostro modo di pensare e la limitatezza della nostra mente: una sua evoluzione ci permette di maturare intellettualmente scoprendo un altro punto di vista.

D’altra parte il S.O.  ci limita perché ci costringe ad usare determinate applicazioni sia per motivi di “incapacità tecnologica” sia per motivi economici: potrebbe non essere possibile creare il programma o il produttore di Windows, Mac Os, Android..ecc..ecc.. potrebbe aver scelto di non farlo girare perché non redditizio finanziariamente.

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(Messaggio mandato all’utente di Mac Os in caso di apertura di app non appartente ad app store, esempio di “motivo economico” )

Tutto questo ci permette di riflettere su quanto incosciamente siamo influenzati e di come spesso banalmente accada che quando non siamo in grado di fare qualcosa, pensiamo non sia effettivamente possibile realizzarla. Se comprendiamo tutto cio’, possiamo capire quanto pure battaglie di mercato nell’ambito dei sistemi operativi  determinino il nostro modo di pensare e agire.

L’evoluzione del pensiero e della società , le possibilità del singolo di auto-affermarsi  ed essere ascoltato dagli altri dipendono dalla libertà dell’individuo di agire e autodeterminarsi ; quindi le scelte economiche di un’azienda produttrice di  S.O.  o le innovazioni apportate su questi ultimi sconvolgono la considerazione che ha il singolo di se stesso e di quelli che lo circondano cambiando in modo molto forte la società. Per questo motivo il progresso della comunità di individui può a tutti gli effetti essere definita “S.O.ciale”.

Ariel Belga Fedeli

L’epopea di Android nella scalata dei Mobile OS

1 Mag

Si potrebbe affermare che Android sia riuscito a contrastare il dominio indiscusso di Apple nel campo degli smartphone, che negli anni fino al 2007, anno dell’arrivo del primo iPhone, era stato in una fase stagnante e priva di innovazioni. Una fase in cui Nokia, forte del suo 50% di market share (quota di mercato) nel campo degli smartphone, si era seduta sui proverbiali allori. Ma come è riuscito Android a diventare il sistema operativo per smartphone più utilizzato al mondo? E quale futuro lo attende?

Cominciamo dalle origini. L’azienda Android, Inc. fu fondata in California nel 2003. A quei tempi non esisteva ancora il famoso “melafonino”, quindi l’ambizioso (e segreto) progetto di un sistema operativo per cellulari fu concepito per rivaleggiare i sistemi di Nokia e Microsoft, rispettivamente Symbian e Windows Mobile. Nel 2005 l’azienda, a corto di liquidi, venne acquisita da Google, che finanziò il progetto. Ciò accrebbe inoltre l’interesse verso l’OS nascituro e le aspettative per una entrata di Google nel campo dei cellulari.

Nel 22 Novembre 2007, infine, venne svelato l’Open Handset Alliance, un consorzio di compagnie di tecnologia, tra le quali Google, HTC e Samsung, dedicato alla diffusione di standard Open (accessibili a tutti) tra gli smartphone. Nello stesso giorno fu presentato il primo smartphone con Android, l’HTC Dream.

HTC Dream (Fonte: Wikipedia)

HTC Dream (Fonte: Wikipedia)

I cellulari con Android ebbero una lenta diffusione fino al 2010, quando Samsung introdusse sul mercato la linea Galaxy, che con il passare del tempo divenne sinonimo di Android nell’immaginario collettivo. In quello stesso anno il market share degli smartphone Android crebbe fino al 33%, e al giorno d’oggi circa il 75% degli smartphone nel mondo utilizza Android.

Il market share degli smartphone dal 2009 al 2013 (fonte: Business Insider)

Il market share degli smartphone dal 2009 al 2013 (Fonte: Business Insider)

Il punto di forza di Android, che gli ha permesso una vastissima diffusione, è non solo il fatto di essere patrocinato da Google, ma soprattutto l’essere Open Source. Ciò lo ha reso facilmente modificabile e adattabile ai dispositivi mobili da parte non solo dei produttori di cellulari, ma anche degli utenti e delle comunità di sviluppatori stesse (ad esempio xda developers). La sua adattabilità, inoltre, ha portato alla diffusione sui Tablet, ambito nel quale compete con l’iPad, un altro prodotto di casa Apple. Tuttavia, dal maggiore pregio di Android deriva la sua maggiore debolezza: la frammentazione.

Di cosa si tratta la frammentazione? Si tratta del fatto che ogni terminale Android è diverso da tutti gli altri, per processore, risoluzione dello schermo, o versione del sistema. Tali differenze possono verificarsi persino tra due cellulari dello stesso modello, e portano a due conseguenze:

  1. Gli sviluppatori sono spesso costretti a scegliere il loro target (l’utenza a cui è destinato il programma) tra le versioni del sistema più diffuse, trascurando il fatto che queste siano le più recenti o meno. I programmi risultanti mancano allora delle più recenti tecnologie, non supportate dalle versioni datate.
  2. L’interfaccia Android è diversa per i cellulari di ogni produttore, il che porta alla confusione tra i consumatori, che sono portati a preferire un’interfaccia semplice da utilizzare.
La interfaccia Android può variare in modo sconcertante (Fonte: Apple Insider)

La interfaccia Android può variare in modo sconcertante (Fonte: Apple Insider)

Il primo problema è proprio di ogni sistema operativo commerciale. Ad esempio, anche sui computer, nei quali domina Windows, è sempre stato presente il problema della compatibilità dei vecchi programmi con le nuove versioni del sistema, e viceversa. Il secondo problema, invece, non si presenta nei computer, essendo Windows un sistema chiuso e controllato da Microsoft per avere la stessa interfaccia su tutti i PC, e non si era neppure presentato alle origini di Android.

L’interfaccia Android delle origini era scarna e rudimentale, ma il suo livello di pulizia è aumentato sensibilmente negli anni. I produttori di cellulari, tuttavia, decisero di non aspettare Google, e poco tempo dopo la nascita di Android, sfruttandone l’aspetto Open Source, crearono le loro interfacce, sovrapposte a quella standard.

L'evoluzione dell'interfaccia standard da Android (Fonte: Google, modificata da me)

L’evoluzione dell’interfaccia standard di Android (Fonte: Google, modificata da me)

Le interfacce personalizzate furono fondamentali per distinguere i cellulari tra di loro, ma, oltre alla confusione già menzionata, portarono al problema degli aggiornamenti degli smartphone. Google presenta ogni anno una nuova versione Android, che viene prontamente resa disponibile nei suoi cellulari (la linea Nexus). Negli smartphone delle altre case, tuttavia, si ha il ritardo causato dall’adattamento dell’interfaccia personalizzata al nuovo sistema, che perciò viene rilasciato parecchi mesi dopo il rilascio di Google, persino per i terminali di fascia alta (i più costosi).

Inoltre non vengono rilasciati aggiornamenti per i terminali usciti già da qualche anno (di solito due), e nei modelli di fascia bassa si verificano persino casi in cui non viene rilasciato neanche un aggiornamento. Ciò porta all’obsolescenza programmata dei terminali, attuata dai produttori per spingere i consumatori a comprare nuovi smartphone.

LG è forse il peggiore produttore in termini di aggiornamenti, alcuni dei quali sono rilasciati più di un anno dopo il rilascio Google (Fonte: Ars Technica)

LG è forse il peggiore produttore in termini di aggiornamenti, alcuni dei quali sono rilasciati più di un anno dopo il rilascio Google (Fonte: Ars Technica)

Personalmente possiedo un Samsung Galaxy S, uscito tre anni fa, ed aggiornato da Samsung solo fino alla versione 2.3.3. E’ stato grazie alla comunità xda che sono riuscito a portarlo fino alla 4.2.2, la versione più recente disponibile. Sono tuttavia richieste conoscenze da power user per aggirare i blocchi dei produttori, e l’installazione può essere rischiosa (rischi di brick).

E’ necessario che siano i produttori stessi ad avvicinarsi ai consumatori, prendendo coscienza delle loro necessità e del fatto che questo modello di mercato orientato al lucro immediato non è quello vincente. Menzione d’onore va a Sony, che negli ultimi due anni ha fatto sforzi per aggiornare tutti i suoi terminali per almeno due anni (la stessa politica di Google) e per rilasciare il codice sorgente degli aggiornamenti, permettendo agli sviluppatori di usufruire dei driver necessari a fare versioni personalizzate di Android.

Sony eletto "OEM dell'anno" da xda davelopers (Fonte screenshot: Sony)

Sony eletto “OEM dell’anno” da xda developers (Fonte screenshot: Sony)

Fortunatamente il livello di pulizia dell’interfaccia standard delle ultime versioni di Android ha permesso ai produttori di creare le loro interfacce con solo lievi modifiche rispetto a quella standard, risultando in un livello contenuto di frammentazione. Mano a mano che le interfacce diventeranno più simili, a mio avviso, il marchio Android diventerà sempre più forte, e la sua diffusione sempre maggiore.

Ma la minaccia Windows Phone è dietro l’angolo…

Cristian Ricardo Quadro

Fonti