Open source vs closed source

29 Mag

Nel campo dei sistemi operativi, e dei software in generale, si sono venute a creare nel corso del tempo due diverse linee di pensiero:  i sostenitori del open source e quelli del closed. La differenza è nel codice sorgente, cioè l’algoritmo, scritto in linguaggio di programmazione, alla base del software, che può essere o meno  visibile e quindi modificabile da parte dell’utente. Questo ha diverse implicazioni sia etiche  sia pratiche.


open source e closed source

Da una parte i pro-open-source sostengono che il sorgente aperto favorisca lo scambio di idee e la cultura. Come afferma Stallman, il codice sorgente è come una ricetta, che passata da una casalinga all’amica, questa vi aggiunge degli ingredienti secondo i propri gusti e la arricchisce, così il codice sorgente può migliorare nelle mani di un abile programmatore ed adattarsi alle varie esigenze.

Dall’altra i pro-closed-source pensano soprattutto alla comodità: se, ad esempio, un sistema operativo non funziona, l’utente non deve cercare di risolvere decifrando un lunghissimo codice, basta che aspetti che la casa produttrice lo corregga.Non bisogna essere dei programmatori o diventarlo per adattare tutto alle nostre esigenze basta aspettare che qualcuno lo faccia per noi.

L’open source favorisce lo sviluppo di una comunità e di un relativo prestigio associato a ciascuno: se ad esempio riusciamo a risolvere un problema in cui nessuno era riuscito a districarsi, sicuramente saremmo presi in considerazione maggiormente di una persona meno esperta e quindi più ascoltato. Tutto ciò può essere positivo per il miglioramento di un sistema operativo, ma siamo sicuri che sia eticamente giusto?

Tutti hanno il diritto di essere ascoltati, non per quello che dicono, ma perché, essendo tutti gli uomini uguali, ogni cosa è di per sé  indifferentemente importante ad un’altra; sta a noi, poi, valutarla per noi stessi . Certamente l’esperto di programmazione saprà molte più cose  riguardo come migliorare un software, ma un dilettante non può prendere comunque parte ad una discussione? Se quest’ultima è intesa più pienamente come raggiungimento della conoscenza la risposta è implicita.

Il closed source è  comodo, ma fino a che punto? Non dobbiamo metterci davanti a infinite righe di codice , spulciandole una a una, e dannarci per trovare una soluzione, ma generalmente dobbiamo aspettare molto prima che qualcuno si accorga del problema e lo risolva. Inoltre il sorgente chiuso non favorisce la diffusione della conoscenza. Questa è, tra le altre accezioni, comodità:  il sapere qualcosa ci torna utile.

Ariel Belga Fedeli

Fonti:http://bit.ly/Y9UdIM,  http://www.boccaperta.com/gnu-linux-scelta-etica/

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