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La mia esperienza con gli OS, pionieri della Rivoluzione Digitale

14 Giu

Ciao a tutti i lettori,

Ho deciso di raccontare la mia esperienza con gli OS dal primo computer che ho avuto ed esprimere il mio giudizio su questo affascinante settore dell’informatica. Cercherò di renderlo interessante per voi.

La mia esperienza con i pc è cominciata da piccolo su un computer dotato di MS-DOS e di una versione particolare di Windows: il logo aveva il numero 95, ma non c’erano la barra delle applicazioni e il menu Start, e si accedeva ai programmi da un’unica finestra principale, allo stesso modo di Windows 3.1. Ancora oggi non saprei indicare con certezza quale versione fosse.

Windows 3.1 o 95?

Windows 3.1 o 95?

Il mio interesse per gli OS era scaturito dalla varietà presente di interfacce, che di solito venivano a coincidere con la versione di Windows, ma che a volte potevano subire delle modificazioni (è possibile ad esempio impostare l’interfaccia classica, propria di Windows 95, su Windows 7). Con il passare del tempo ho imparato a distinguere le piccole distinzioni tra le interfacce proprie di ogni versione (inevitabilmente solo di Windows, vista la scarsa diffusione di Linux e Mac negli anni ’90)  e ad apprezzare la lenta ma inesorabile progressione ed evoluzione degli elementi più comunemente utilizzati, come la grafica delle finestre, il tasto Start e persino le barre di scorrimento.

L'evoluzione delle barre di scorrimento (Fonte: Dribbble)

L’evoluzione delle barre di scorrimento (Fonte: Dribbble)

Da ciò deriva il logo che abbiamo scelto per il blog: un Tetrimino (pezzo di Tetris). In una partita di Tetris i pezzi si aggiungono uno per volta per creare la struttura complessiva, così come i sistemi operativi evolvono. Ogni elemento conta allo stesso modo degli altri, e dalla loro unione ordinata si arriva all’eliminazione delle righe complete, per fare spazio alle altre: il vuoto è simbolo di semplicità, qualcosa che si ha solamente quando ogni pezzo è al suo posto.

Gli OS non sono sempre stati semplici da utilizzare come lo sono adesso, tuttavia. I primi OS furono creati dopo l’avvento dei calcolatori a transistor, negli anni 50′, e servivano a non dover dare manualmente ogni comando alla macchina, ma dovevano essere programmati secondo le istruzioni da dare (da Wikipedia). Da allora sono diventati sempre più articolati e plurivalenti. Alcuni degli OS storici più famosi sono OS/360, installato sui primi PC della IBM, e UNIX, progettato dai ricercatori dei laboratori AT&T e Bell, dal quale provengono Linux e Mac OS.

Una finestra sul mondo (Fonte: lonestar.edu)

Una finestra sul mondo (Fonte: lonestar.edu)

Senza gli OS non saremmo mai arrivati ad un così elevato livello di interazione con i computer e con altri dispositivi (ad esempio cellulari) come quello che abbiamo adesso. Possiamo affermare che essi sono la nostra “finestra” (e qui il nome dato da Microsoft ai suoi OS mi sembra azzeccato) sul complesso mondo dell’informatica, permettendoci di capire con facilità cose altrimenti incomprensibili e di interagire con il mondo senza preoccuparci di come funzionano i computer.

 

Cristian Ricardo Quadro

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iOS 7 al WWDC MMXIII

14 Giu

Salve lettori appassionati,

qualche giorno fa vi ho parlato del nuovo sistema operativo per computer presentato dalla Apple, ora invece vi illustrerò le novità principali mostrate per quanto riguarda il mobile. Il nome del nuovo iOS è 7, segue quindi la scia dei suoi predecessori ma la sostanza segna una drastica rottura rispetto al passato. Prima di tutto bisogna precisare che il sistema presentato è under-construnction, ossia è ancora in fase di produzione e ciò che abbiamo visto al WWDC è solo un’anteprima.

(immagine da apple.com)

(immagine da apple.com)

La grafica però risulta già completamente rinnovata, con colori molto più chiari (il bianco predomina nella quasi totalità degli sfondi) e all’insegna della semplicità. Proprio questa è la parola d’ordine di tutto iOS 7, ma non solo ([…]simpler, more useful, and more enjoyable. apple.com), ossia hanno cercato di creare un sistema che integri un nuovo design e nuove funzionalità nella tipica intuitività di iOS. Il risultato è a tratti più semplice (molti tasti nelle app native sono stati eliminati), a tratti più complesso (è stato ad esempio introdotto un Pannello di controllo con le funzioni più importanti.

Control Center (immagine da apple.com)

Control Center (immagine da apple.com)

Semplificare il design può sembrare facile ma non dimentichiamoci che l’ultima volta che Cupertino ha “creato” un design essenziale, per un orologio non ha dovuto pagare solo gli sviluppatori, ma anche le ferrovie svizzere (“Apple, l’orologio svizzero costa caroLaStampa.it). Il lavoro in questo caso è stato svolto in modo eccelso dai vari team di designer che Jonathan Ive ha messo in competizione. I loro frutti dovranno poi essere unificati in modo da diventare più coesi e omogenei (già si intravede qualche modifica alle icone, leggi di più su iphoneitalia.it).

Jonathan Ive (immagine da apple.com)

Jonathan Ive (immagine da apple.com)

E’ stato introdotto un vero Multitasking, che tutti aspettavano da tempo; tutto il controllo del dispositivo è quindi più coerente e fluido, grazie anche alle animazioni 3D che lo accompagnano (che a mio avviso sono davvero fighe!). Era davvero obbligatoria quest’ultima modifica dato che con potenze sempre maggiori non avrebbe senso limitare in questo modo l’utente.

(Video di presentazione del Multitasking)

Un’altra bella novità è iTunes Radio, una nuova funzione del celebre programma di gestione musica e non solo. In breve offrirà un servizio simile a Spotify e Pandora, ma “gratuitamente”. Ci sarà della pubblicità (che io considero sempre una forma di pagamento) oppure sarà davvero gratuito se si usa “Match”, ossia la sincronizzazione attraverso iCloud. Le stazioni inoltre saranno create in base ad artisti, generi, canzoni, in evidenza o personali.

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Altre migliorie importanti sono state apportate alla Camera, con inserimento di zoom e snapshot di alta qualità durante i video, filtri e immagini di dimensioni quadrate per quanto riguarda le foto. Anche la loro archiviazione è stata modernizzata e resa più simile ad iPhoto, con collezioni per luoghi, mesi e anni.

 

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L’app Trova il mio iPhone ha integrato qualche funzione in più come il poter mandare messaggi a distanza al proprio dispositivo perso e nel caso di smarrimento definitivo il possibile blocco a distanza. L’iPhone sarà riattivabile loggandosi con il proprio account.

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Volendo fare un bilancio complessivo, iOS 7 sembra porti un vero cambiamento, e dimostra quindi un desiderio di osare e progredire. La Apple sembra infatti che abbia voluto sfidare tutti i grandi nei loro specifici ambiti (considerando anche OS X Mavericks): Windows e il pacchetto Office con iWork su iCloud, Instagram con le migliorie sul software Camera, Spotify e Pandora con iTunes Radio, Dropbox e similari con le migliorie ad iCloud e così via.

Cupertino è stata positivamente impetuosa, speriamo che i risultati degli sviluppatori in autunno non deludano le nostre aspettative!

Federico Fallace

Fonti: iphoneitalia.it

Fonte di tutte le immagini: apple.com

 

Lo stile Linux: Libertà e spirito di comunità!

14 Giu

Avete mai pensato di provare a passare ad un OS gratuito e libero dalle costrizioni delle compagnie software? Siete mai siete mai stati incuriositi da Linux e attratti dalla sua diversità? Io lo sono sempre stato, ma non ho mai avuto l’occasione di dedicare del tempo all’immersione nell’universo dell’Open Source (anche se sarebbe più opportuno usare il termine Free Software), fino ad ora.

Il Software Libero (Fonte: tis.bz.it)

Il Software Libero (Fonte: tis.bz.it)

Innanzitutto vorrei spiegare la differenza tra i termini appena menzionati. Il termine Free Software (Software Libero) denota il software creato con in mente la comunità e la progressione della conoscenza umana. Infatti il Free Software deve rispettare le quattro libertà fondamentali:

  • 0) La libertà di eseguire il programma per qualsiasi motivo.
  • 1) La libertà di studiare il programma e di modificarlo.
  • 2)La libertà di ridistribuire copie così che si possa aiutare il proprio vicino.
  • 3)La libertà di ridistribuire copie della tua versione modificata così che l’intera comunità possa beneficiare dei tuoi cambiamenti.

(Fonte: lezioni al corso di Rivoluzione Digitale)

Le libertà 1 e 3 impongono che il software debba essere a sorgente aperto, ossia con il codice di programmazione visibile. Vi potete rendere conto che il Free Software non è necessariamente gratis, ma solo libero.

Open Source (Sorgente Aperto), invece, è un termine creato a scopo di marketing dalle imprese per distanziarsi dal radicalismo del Free Software e attrarre i consumatori che cercano delle soluzioni “economicamente sostenibili”. Il software denominato con questo termine è effettivamente a sorgente aperto, ma non rispetta necessariamente le quattro libertà e quindi è possibile, ad esempio, che sia vietato modificare o ridistribuire il codice.

(Fonte: /CHKDSK)

(Fonte: /CHKDSK)

Dopo questo excursus posso parlare della mia esperienza con Linux: Ho provato ad installare su una macchina virtuale Linux Mint, la distribuzione basata su kernel Linux più utilizzata al mondo. Inaspettatamente non ci sono stati problemi con i driver e l’installazione è stata veloce.

Al primo avvio mi sono accorto con piacere che l’interfaccia MATE è molto simile a quella di Windows, fatto forse voluto per minimizzare i traumi dal cambiamento. I tasti per la chiusura delle finestre, ad esempio, sono nell’angolo superiore destro, invece che a sinistra come si trova solitamente nei sistemi basati su UNIX, come Mac OSX.

Il desktop di Mint (Fonte: arstechnica)

Il desktop di Mint (Fonte: arstechnica)

Dopo poco tempo dal primo avvio si incontrano tuttavia i primi problemi, il principale dei quali è: come posso utilizzare i programmi di cui ho bisogno? Molti programmi sono disponibili anche in versione Linux, ma spesso capita di dover ricorrere a un programma disponibile solo per Windows. Allora basta installare Wine, il cui acronimo significa Wine Is Not an Emulator (Wine non è un emulatore). In effetti lo si potrebbe definire un simulatore: imita i file di sistema di Windows per permettere di utilizzarne i programmi. Wine è ancora esperimentale (lo è da più di 15 anni) e non sempre funziona, ma può essere di grande aiuto.

Programma di conversione per Windows su Wine

Programma di conversione per Windows su Wine

Linux Mint si è dimostrato reattivo e leggero, dunque viene da chiedersi: Perché sono ancora pochi coloro che utilizzano le distribuzioni Linux sui propri pc? Secondo me è perché il timore dei cambiamenti resta comunque forte tra chi non sa utilizzare bene il computer. Inoltre si stanno diffondendo sempre maggiormente i tablet Android tra chi faceva un uso basico dei pc: navigare su internet, controllare la posta, giocare a qualche gioco. In questo caso si può decretare la vittoria di Linux, che è alla base di Android.

E’ tuttavia una vittoria amara: Android induce ben poco chi lo utilizza allo spirito di comunità proprio di Linux. Questo spirito si basa sul dare il proprio contributo secondo le proprie possibilità, ad esempio segnalare i bug trovati o aiutare a rimuoverli, e induce a mantenere il software libero dai vincoli pecuniari. E’ vero che chi ha conoscenze basiche di informatica difficilmente si preoccuperà dell’esistenza di una comunità, ma in questo caso si orienterà sui tablet, più facili da utilizzare, ed è questo il fattore che differenzia chi utilizza Linux sui computer e chi utilizza Android (almeno la maggior parte).

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Non è dunque ancora arrivato il momento della grande diffusione di Linux sui computer, e secondo me difficilmente arriverà.

 

Cristian Ricardo Quadro

Live from Africa: Ubuntu!

14 Giu

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Ubuntu è una distribuzione Linux, nata nel 2004 e basata su Debian, che si concentra sulla facilità di installazione e d’uso e sul rilascio semestrale di nuove versioni. Ubuntu, rilasciata come software libero, ha un orientamento spiccato verso l’utilizzo del desktop e una maggiore attenzione al supporto hardware dei portatili.

Il nome deriva da un antico vocabolo, “Zulu” (letteralmente “umanità”) diffuso in varie parti dell’Africa meridionale nel contesto del detto “Zulu umuntu ngumuntu ngabantu”, tradotto come “io sono ciò che sono per merito di ciò che siamo tutti”. La distribuzione Ubuntu si prefigge l’obiettivo di portare nel mondo del software questo concetto, dando un grande peso alla comunità di utenti che partecipano allo sviluppo del sistema operativo.
Il progetto comprende tra i punti chiave:

  • Una forte impronta Debian (una fork temporanea di questa distribuzione);
  • L’uso del Desktop environment GNOME;
  • La garanzia di aggiornamenti semestrali;
  • Una forte impronta come software libero;
  • Una risoluzione del bug #1.

Il primo rilascio del sistema operativo avviene il 20 ottobre 2004. I rilasci semestrali seguono di un mese i rilasci di GNOME in maniera da includere sempre l’ultima versione stabile disponibile. A differenza di altri precedenti fork di Debian, come MEPIS, Xandros, Linspire, Progeny e Libranet che usano parti di codice chiuso, il modello di Ubuntu è di usare sempre un software libero (concetto derivato dalla filosofia di Debian). I pacchetti di Ubuntu derivano generalmente dal ramo instabile di Debian, usando APT o Synaptic per l’installazione degli stessi.

Ubuntu coopera, fino ad un certo livello, anche con lo sviluppo di Debian apportando correzioni a vari bug e aggiungendo funzionalità, anche se ci sono critiche sulla non notevole mole di integrazione e sulla non compatibilità binaria di alcuni pacchetti tra Debian e Ubuntu. Ubuntu è basata sull’ambiente desktop GNOME, specificatamente progettato per fornire un’interfaccia semplice, intuitiva ed allo stesso tempo completa e potente corredata da un’ampia gamma di applicazioni libere.
Il punto di forza di Ubuntu è la sua estrema semplicità di utilizzo, il suo ottimo riconoscimento e supporto dell’hardware, il proprio pacco software aggiornato contenente tecnologie come Compiz Fusion ed altri strumenti che rendono questa distribuzione spiccatamente improntata verso l’ambiente desktop.

Una delle promesse della distribuzione è di avere un sistema desktop pronto all’uso in 25 minuti (tempo medio di installazione). La versione desktop è stata progettata per i compiti più utili all’utente medio. Il sistema appena installato comprende un word processor (OpenOffice.org, per creare e stampare documenti e presentazioni), un internet browser (Mozilla Firefox, per navigare su internet), il programma di fotoritocco (GIMP), un client di messaggistica istantanea (Pidgin), oltre a funzioni più basilari come un editor di testi (Gedit), un visualizzatore di documenti PDF (Evince), un lettore multimediale e giochi. È possibile comunque installare, con gli strumenti inclusi nel sistema oltre 20.000 programmi, tra cui software come Skype, MSN ed altri.

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Tutte le versioni di Ubuntu sono sensibili al tema dell’accessibilità, ovvero la possibilità a persone diverse per età, cultura e condizione fisica di usare lo stesso sistema:

  • Temi ad alto contrasto – per soggetti ipovedenti;
  • Sintetizzatore vocale e lente di ingrandimento virtuale – per ipovedenti o non vedenti;
  • Tastiera virtuale (on screen) – per soggetti incapacitati ad usare una normale tastiera

In virtù dei sistemi di gestione dei pacchetti tipici di un sistema Linux, Ubuntu tiene traccia di tutti i programmi installati e effettua gli aggiornamenti in maniera centralizzata e senza il bisogno di riavviare il computer.
Una importante caratteristica di un sistema Ubuntu è la sua resilienza a virus, adware, spyware e malware, essendo questi sviluppati generalmente per Microsoft Windows.

L’architettura di un sistema Linux lascia poca libertà d’azione ad un programma nocivo data la tendenza ad operare con un account utente limitato (non amministrativo, root).
Scegliendo applicazioni libere dai repository ufficiali è quasi impossibile trovare applicazioni malware dato che l’eventuale codice maligno verrebbe notato ed eliminato.

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In conclusione, ecco un commento da parte di un utente che presenta il pensiero della stragrande maggioranza delle persone che usano Ubuntu.

“Ubuntu non é un sistema, é una roccia! Il termine “crash” non lo conosce! Le risorse dell’hardware vengono innanzitutto riconosciute dal Wi-Fi al Bluetooth alla prima volta e soprattutto sfruttate bene, vale a dire:

  • I processori non lavorano mai a pieno regime (come in Vista!);
  • La RAM viene utilizzata in maniera parsimoniosa (mentre Vista ne utilizza già 500 Mb per i fatti suoi).

Configurabilità ed estetica, dopo un bel trattamento con Beryl, non ha rivali.

Certo, nessun sistema é perfetto ma Ubuntu batte tutti in efficienza, costo (completamente GRATUITO), estetica, configurabilità del proprio ambiente di lavoro, ecc.”

In seguito, vi riporto un video in cui potete farvi un’idea.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=i0ZtcxHUSDQ

Ed adesso, a voi i commenti!

 

Giuseppe Zocco

L’emulazione dei sistemi: Via libera alla nostalgia!

14 Giu

La caratteristica particolare del digitale è che, grazie al binario e ai programmi, tutto si può fare. Esempio di ciò è la macchina di Turing: una macchina che funziona con degli algoritmi (procedimenti), allo stesso modo dei programmi per computer, e che teoricamente può fare qualunque calcolo o analisi con un numero finito di passaggi.

Cosa voglio dire con questo? Che possiamo persino far credere a un sistema o a un programmi di trovarsi su un dispositivo diverso da quello per il quale è stato progettato, ad esempio usare dei programmi per cellulare sul computer. Sto parlando dell’emulazione.

(Fonte: Fantasyanime)

Gli infiniti utilizzi dell’emulazione (Fonte: Fantasyanime)

Sapete la differenza tra emulazione e virtualizzazione? Mentre la virtualizzazione permette al pc di creare una replica virtuale di sé stesso, con l’emulazione si può creare una macchina con hardware completamente diverso da quello di origine: E’ possibile così replicare i primi computer, come il Commodore 64 e l’Amiga, o giocare ai giochi della PlayStation direttamente dal proprio pc.

Alcuni esempi di emulatori:

(Fonte lista: Wikipedia)

Come vedete, le applicazioni sono molteplici. Oltre ad emulare diversi dispositivi sul computer è possibile emulare un computer su altri dispositivi, ad esempio sulla PSP o sullo smartphone Android, grazie a programmi come Dosbox o QEMU. In questo modo si possono portare dei programmi per computer sempre con sé in tasca:

DOS e Windows su PSP con Dosbox (Fonte: Modthis)

DOS e Windows su PSP con Dosbox (Fonte: Modthis)

L’emulazione viene anche sfruttata ufficialmente su console come la PS3 per permettere di giocare ai giochi di console precedenti, come la PS2. Un altro utilizzo, molto interessante, è quello sfruttato da Bluestacks, un programma che permette di emulare l’hardware dei cellulari, che usano processori con architettura ARM invece della solita x86 dei pc, permettendoci di utilizzare le app scritte per il sistema operativo Android sui nostri computer.

Bluestacks (Fonte: Crunchbase)

Bluestacks (Fonte: Crunchbase)

Il maggior pregio dell’emulazione rispetto alla virtualizzazione è anche il suo maggiore problema: Visto che deve replicare esattamente il sistema di riferimento, lo spazio in cui sono permesse ottimizzazioni è limitato, e il sistema emulante deve avere una potenza molto maggiore di quello emulato, in maggior modo rispetto a quanto si vede con le macchine virtuali. E’ comunque possibile emulare un sistema dentro ad un altro:

Emulatore di Sinclair ZX Spectrum, dentro a un emulatore di Acorn Archimedes su Windows XP (Fonte: Wikipedia)

Emulatore di Sinclair ZX Spectrum, dentro a un emulatore di Acorn Archimedes su Windows XP (Fonte: Wikipedia)

Ciò rende l’emulazione molto meno utile della virtualizzazione in ambito lavorativo, ma almeno ci permette di rivivere le nostre esperienze più nostalgiche con i giochi retro’ e fare delle cose improbabili con i nostri dispositivi, senza limiti imposti dai tipi di hardware.

 

Cristian Ricardo Quadro