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iOS 7 al WWDC MMXIII

14 Giu

Salve lettori appassionati,

qualche giorno fa vi ho parlato del nuovo sistema operativo per computer presentato dalla Apple, ora invece vi illustrerò le novità principali mostrate per quanto riguarda il mobile. Il nome del nuovo iOS è 7, segue quindi la scia dei suoi predecessori ma la sostanza segna una drastica rottura rispetto al passato. Prima di tutto bisogna precisare che il sistema presentato è under-construnction, ossia è ancora in fase di produzione e ciò che abbiamo visto al WWDC è solo un’anteprima.

(immagine da apple.com)

(immagine da apple.com)

La grafica però risulta già completamente rinnovata, con colori molto più chiari (il bianco predomina nella quasi totalità degli sfondi) e all’insegna della semplicità. Proprio questa è la parola d’ordine di tutto iOS 7, ma non solo ([…]simpler, more useful, and more enjoyable. apple.com), ossia hanno cercato di creare un sistema che integri un nuovo design e nuove funzionalità nella tipica intuitività di iOS. Il risultato è a tratti più semplice (molti tasti nelle app native sono stati eliminati), a tratti più complesso (è stato ad esempio introdotto un Pannello di controllo con le funzioni più importanti.

Control Center (immagine da apple.com)

Control Center (immagine da apple.com)

Semplificare il design può sembrare facile ma non dimentichiamoci che l’ultima volta che Cupertino ha “creato” un design essenziale, per un orologio non ha dovuto pagare solo gli sviluppatori, ma anche le ferrovie svizzere (“Apple, l’orologio svizzero costa caroLaStampa.it). Il lavoro in questo caso è stato svolto in modo eccelso dai vari team di designer che Jonathan Ive ha messo in competizione. I loro frutti dovranno poi essere unificati in modo da diventare più coesi e omogenei (già si intravede qualche modifica alle icone, leggi di più su iphoneitalia.it).

Jonathan Ive (immagine da apple.com)

Jonathan Ive (immagine da apple.com)

E’ stato introdotto un vero Multitasking, che tutti aspettavano da tempo; tutto il controllo del dispositivo è quindi più coerente e fluido, grazie anche alle animazioni 3D che lo accompagnano (che a mio avviso sono davvero fighe!). Era davvero obbligatoria quest’ultima modifica dato che con potenze sempre maggiori non avrebbe senso limitare in questo modo l’utente.

(Video di presentazione del Multitasking)

Un’altra bella novità è iTunes Radio, una nuova funzione del celebre programma di gestione musica e non solo. In breve offrirà un servizio simile a Spotify e Pandora, ma “gratuitamente”. Ci sarà della pubblicità (che io considero sempre una forma di pagamento) oppure sarà davvero gratuito se si usa “Match”, ossia la sincronizzazione attraverso iCloud. Le stazioni inoltre saranno create in base ad artisti, generi, canzoni, in evidenza o personali.

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Altre migliorie importanti sono state apportate alla Camera, con inserimento di zoom e snapshot di alta qualità durante i video, filtri e immagini di dimensioni quadrate per quanto riguarda le foto. Anche la loro archiviazione è stata modernizzata e resa più simile ad iPhoto, con collezioni per luoghi, mesi e anni.

 

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L’app Trova il mio iPhone ha integrato qualche funzione in più come il poter mandare messaggi a distanza al proprio dispositivo perso e nel caso di smarrimento definitivo il possibile blocco a distanza. L’iPhone sarà riattivabile loggandosi con il proprio account.

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Volendo fare un bilancio complessivo, iOS 7 sembra porti un vero cambiamento, e dimostra quindi un desiderio di osare e progredire. La Apple sembra infatti che abbia voluto sfidare tutti i grandi nei loro specifici ambiti (considerando anche OS X Mavericks): Windows e il pacchetto Office con iWork su iCloud, Instagram con le migliorie sul software Camera, Spotify e Pandora con iTunes Radio, Dropbox e similari con le migliorie ad iCloud e così via.

Cupertino è stata positivamente impetuosa, speriamo che i risultati degli sviluppatori in autunno non deludano le nostre aspettative!

Federico Fallace

Fonti: iphoneitalia.it

Fonte di tutte le immagini: apple.com

 

Android e il rooting: Libera il potenziale del tuo smartphone!

13 Giu

Avete un cellulare con OS Android e volete di più? Siete rimasti a una versione vecchia del sistema perché il produttore non rilascia più gli aggiornamenti? Oppure, semplicemente, volete sbarazzarvi delle app preinstallate che vi rallentano il sistema? Se la risposta a una di queste domande è sì, allora potreste essere interessati al rooting del cellulare, e all’installazione di ROM Custom. Adesso vi spiegherò tutto quello che c’è da sapere.

(fonte: Tronicsrepair)

(fonte: Tronicsrepair)

Come sapete dagli articoli scritti in precedenza, Android si basa su Linux. Quando si utilizza Linux di solito si hanno solamente permessi da Utente Normale: non è possibile modificare i file di sistema. Ciò permette, durante il normale utilizzo del cellulare, di non correre rischi di compromettere i file che permettono il funzionamento. Tuttavia, se si vuole modificare i file alla radice del sistema e sbloccare il potenziale di Android bisogna ottenere i permessi di root (radice), diventando in questo modo un Superuser.

Superuser è anche il nome del programma che da' i permessi di root alle altre app (Fonte: Google)

Superuser è anche il nome del programma che da’ i permessi di root alle altre app (Fonte: Google)

Una volta che si hanno i permessi di root si può fare di tutto: installare dei driver per utilizzare il joystick della PS3 attraverso Bluetooth, eliminare le app fastidiose che prima non era possibile disinstallare, e installare una versione modificata del sistema Android, ossia una Rom Custom, che vi permette di acedere a tutte le personalizzazioni possibili del vostro cellulare e alle ultime versioni rese disponibili da Google (sempre che il vostro smartphone non sia troppo vecchio).

Tutto ciò vi interessa? Bene, ma fare il rooting è una procedura tutt’altro che semplice, e il metodo varia da modello a modello. Cercherò di darvi delle istruzioni generiche che valgono, con i dovuti accorgimenti, per tutti i cellulari, e vi indirizzerò verso i siti giusti.

Prima di tutto il solito disclaimer: Fare il rooting del cellulare e installare una Rom Custom può essere rischioso. Se non si seguono bene le istruzioni e non si legge in modo esauriente sull’argomento prima di agire si può arrivare al brick del cellulare. Non sono responsabile per qualunque danno causato da voi ai vostri smartphone nel seguire questa guida.

Attenzione! (Fonte: hse.gov)

Attenzione! (Fonte: hse.gov)

Adesso, quello che ho scritto potrebbe spaventarvi e indurvi a desistere. Tuttavia basta considerare i vantaggi in rapporto ai rischi, e sapere che secondo la mia esperienza basta seguire alla lettera le guide alla lettera per rimanere al sicuro. Nel mio caso i vantaggi sono stati superiori ai rischi: ho un Galaxy S che aveva un sistema vecchio e reso lentissimo da Samsung, mentre adesso avrebbe poco da invidiare a un S2. Sappiate inoltre che se, dopo aver installato un sistema Custom, scoprite che non vi piace, è possibile tornare a quello di partenza facilmente e senza ulteriori rischi.

Se volete solamente fare il rooting, mantenendo il sistema ufficiale, basta usare dei tool come One Click Root. Questi tool richiedono poche conoscenze tecniche e sono abbastanza sicuri. E’ ben più difficile, invece, andare oltre e installare una Rom Custom, ma i benefici sono molto maggiori: avrete un sistema libero dalle interfacce rese pesanti dai produttori.

Avete deciso di installare una Rom Custom? Siete pronti? Cominciamo!

  • Passo 1: Cercate il vostro modello sulla wiki di Cyanogenmod. CM è forse la Rom Custom più conosciuta al mondo, e una delle migliori. Se trovate il vostro dispositivo sul sito, e c’è la guida per fare il rooting e installare la Rom, siete fortunati. Avete tutto quello che vi serve per effetuare il root con facilità. Andate al Passo 3.
(Fonte: Phandroid)

La home page di Cyanogenmod (Fonte: Phandroid)

  • Passo 2: Cercate il vostro modello sul forum xda developers. Se il vostro dispositivo non è nella lista di CM, non c’è da disperare. Basta cercarlo su xda, la comunità di sviluppatori di Rom custom più grande al mondo. Una volta che siete sulla pagina del vostro dispositivo, basta andare nella sezione Android Development (o, se c’è, Original Android Development) e trovare una Rom che vi piaccia e che, soprattutto, abbia le istruzioni per installarla.
  • Passo 3: Leggete bene tutto ciò che vi sembra importante sapere, prima ancora di iniziare a provare. Questo è l’unico modo per evitare spiacevoli inconvenienti.
  • Passo 4: Fate il backup di tutti i vostri file e programmi (per le app vi consiglio un programma come Helium).
  • Passo 5: Seguite le istruzioni e incrociate le dita. Se avete fatto tutto bene il root dovrebbe funzionare.
  • Passo 6: Una volta che avete installato qualsiasi Rom potete installare la Rom custom che volete, agendo dalla recovery, un menù al quale si accede all’accensione del cellulare grazie a una certa combinazione di tasti, che varia a seconda del modello (di solito Volume Su + Power).
(Questo è il menu recovery. Fonte: Your Next Android)

(Questo è il menu recovery. Fonte: Your Next Android)

Adesso il vostro cellulare non sarà più lo stesso. Sentite il cambiamento, ed esperimentate tutte le varietà di interfacce che offre Android. In caso di problemi chiedete aiuto nel forum di xda, dove c’è sempre qualcuno pronto a rispondervi, oppure domandate a me nei commenti. Buona avventura!

 

Cristian Ricardo Quadro

Android: scopriamo cosa nasconde il robottino sotto la scocca metallica

3 Giu

Android è ormai il sistema operativo mobile più diffuso al mondo, vale quindi la pena analizzarlo e scoprirne meglio l’architettura.

(da gizmodo.it)

(da gizmodo.it)

 

Prima di tutto, cos’è Android? Inizialmente era un sistema operativo per soli telefoni cellulari; ora viene usato anche per tablet, Android TV (breve descrizione su lffl.org), moltissimi tipi di dispositivi di riproduzione multimediale e addirittura esiste una versione del robottino per computer (qui il link ad html.it per la guida all’installazione in Multiboot, di cui ho già parlato in un precedente articolo). Comprata e controllata da Google, Android garantisce un OS open-source e una piattaforma gratuita per confezionare applicazioni (SDK, developer.android.com). 

(logo sdk da developer.android.com)

(logo SDK da developer.android.com)

 

Android è basato su kernel Linux, appositamente riadattato alla diversa architettura hardware degli smartphone e tablet. Sono infatti stati implementati alcuni driver aggiuntivi: Binder, un meccanismo che mette in comunicazione i processi tra loro, Ashmem, memoria condivisa ottimizzata per piccole memorie, Viking killer, ossia un low memory killer, che “uccide” le applicazioni che consumano più risorse al fine di preservare quest’ultime (in un OS desktop ciò non sarebbe minimamente attuabile, perché è più importante portare a termine i processi), il Power Management, che gestisce appunto l’energia residua attraverso il wakelock, il cambiamento più invasivo al kernel Linux, che consiste nell’impostare di default lo stato sleep e di “svegliare” il dispositivo quando necessario con specifici comandi.

 

(Architettura Android, da elinux.org)

(Architettura Android, da elinux.org)

Un gradino sopra il Kernel ci sono le librerie. Prima di tutto la Bionic libc, più piccola e veloce rispetto alla libreria di GNU in linguaggio c perché ottimizzata per dispositivi mobili; poi le librerie di Utility come Webkit, Media Framework e SQLite, quelle di astrazione Hardware come Graphics, Camera, Bluetooth, GPS, Radio, Wi-Fi etc. ed infine i server nativi, come ad esempio Surface Manager e Audio Manager.

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Allo stesso livello abbiamo l’Android Runtime, che viene usato quando un’applicazione è in esecuzione. Attraverso files convertiti nel formato .dex la Dalvik Virtual Machine gestisce le applicazioni in maniera performante. 

 L‘application Framework fornisce invece alcuni servizi alle applicazioni, come ad esempio la gestione di telefonate, di risorse, della posizione, delle notifiche e così via. Il tutto avviene sempre attraverso oggetti Java che collegano le applicazioni Android al Native layer.

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Infine abbiamo le applicazioni che possono essere integrate nel dispositivo e quindi installate dalla casa produttrice, oppure installate attraverso il Google Play Store o con l’utilizzo di memorie esterne come schede SD o ancora con l’Android Debug Bridge (senza che Google sappia cosa avete installato! Qui una guida su androidgeek.it).

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(immagine da androidgeek.it)

Questa è solo un’introduzione per orientarsi nel sistema operativo più affascinante del momento, ora esploratelo in lungo e largo e condividete le vostre scoperte!

Federico Fallace

GOOGLE VS APPLE: Chi vincerà?

26 Mag

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Il mercato smartphone si è ormai definitivamente assestato su una sfida a due: Google Vs Apple, ovvero Android VS iOS.

E dunque, sgombrando il campo dai piccoli nomi che non influiscono sul risultato generale, chi è fra due giganti che sta davvero vincendo la sfida? Proviamo a dare una risposta all’annoso quesito, raccogliendo quanti più dati possibili.

Come è suddiviso il mercato?

Il primo dato che emerge, forte e chiaro, è la sensibile differenza fra il mercato statunitense e quello internazionale. Nel corso del periodo a cavallo fra il 2012 e il 2013 i dispositivi basati su Android venduti sono stati il 51,2% del totale negli USA, contro il 43,5% di iOS (dati Kantar).

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Le percentuali cambiano sensibilmente se si considera il mercato internazionale: 70,1% di dispositivi Android venduti contro il 21% di dispositivi iOS (dati IDC). La torta del market share internazionale, insomma, se la mangia il robottino verde per quasi i tre quarti del totale!

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Ma attenzione! I dati indicano quanti dispositivi Android vengono venduti in totale, e raccolgono assieme il complessivo di tutti i produttori che si sono affidati alla piattaforma di Google. Che cosa otteniamo se consideriamo quei dati sulla base dei produttori? State a vedere!

A livello internazionale il primo produttore è Samsung, con il 29% del mercato, segue Apple (unico produttore di dispositivi iOS, naturalmente) con il 21,9%. Altri produttori si mangiano il resto della torta, con il 49,2% dei dispositivi venduti.

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Le cose cambiano invece negli Stati Uniti, dove Samsung cattura il 32,3% del mercato, Apple il 34% e gli altri produttori il 33,7%.

E’ chiaro, in ogni caso, che se parliamo di produttori di smartphone uno dei due contendenti cambia: non si parla più di Google VS Apple, ma di Samsung VS Apple.

Di chi sono i profitti?

Non ci vuole un analista finanziario per fare 2+2 a questo punto: se Apple e Samsung si spartiscono il grosso del mercato, saranno sempre loro a spartirsi la torta dei profitti.

I dati, in effetti, confermano questa “deduzione” e indicano, però (colpo di scena!), che è Apple ad incassare, nel complesso, più di tutti.

Secondo Canaccord Genuity nel corso del 2012, Apple ha messo in cassa il 72% dei profitti del mercato, Samsung il resto. Tutti gli altri produttori sono andati a pareggio o in perdita.

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App e uso della rete.

Altro indicatore importante sul reale successo di iOS e Android è la condizione attuale dell’ecosistema.

Il numero e la qualità delle applicazioni, tanto per cominciare, ma anche e soprattutto il numero di applicazioni scaricate dagli utenti e i profitti che ne derivano.

I dati, nel complesso, indicano questo:

  • Il numero di applicazioni disponibili per le due piattaforme è più o meno lo stesso, all’incirca 800.000;
  • La qualità delle applicazioni è all’incirca pari (ma questo è un dato molto discutibile perché viene da un test eseguito sui giudizi degli utenti disponibili su App Store e Google Play)
  • App Store genera il 40% dei download di applicazioni totali sul mercato, Google Play per Android il 51%.

Per quanto riguarda i profitti derivanti dai download delle applicazioni, si ripete lo scenario delle vendite dei dispositivi: sono gli utenti iOS a spendere di più, con il 74% dei profitti che vanno agli sviluppatori iOS e ad Apple. Android è al 20%.

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Conclusione: chi vince davvero?

Come potete dedurre, guardare i dati tutti assieme non dà una chiara indicazione di chi stia davvero vincendo: se parliamo di market share a spuntarla è Android mentre se intendiamo il successo finanziario vince Apple.

Voi che dite? Chi prima o poi riuscirà a prevalere?

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Giuseppe Zocco

L’epopea di Android nella scalata dei Mobile OS

1 Mag

Si potrebbe affermare che Android sia riuscito a contrastare il dominio indiscusso di Apple nel campo degli smartphone, che negli anni fino al 2007, anno dell’arrivo del primo iPhone, era stato in una fase stagnante e priva di innovazioni. Una fase in cui Nokia, forte del suo 50% di market share (quota di mercato) nel campo degli smartphone, si era seduta sui proverbiali allori. Ma come è riuscito Android a diventare il sistema operativo per smartphone più utilizzato al mondo? E quale futuro lo attende?

Cominciamo dalle origini. L’azienda Android, Inc. fu fondata in California nel 2003. A quei tempi non esisteva ancora il famoso “melafonino”, quindi l’ambizioso (e segreto) progetto di un sistema operativo per cellulari fu concepito per rivaleggiare i sistemi di Nokia e Microsoft, rispettivamente Symbian e Windows Mobile. Nel 2005 l’azienda, a corto di liquidi, venne acquisita da Google, che finanziò il progetto. Ciò accrebbe inoltre l’interesse verso l’OS nascituro e le aspettative per una entrata di Google nel campo dei cellulari.

Nel 22 Novembre 2007, infine, venne svelato l’Open Handset Alliance, un consorzio di compagnie di tecnologia, tra le quali Google, HTC e Samsung, dedicato alla diffusione di standard Open (accessibili a tutti) tra gli smartphone. Nello stesso giorno fu presentato il primo smartphone con Android, l’HTC Dream.

HTC Dream (Fonte: Wikipedia)

HTC Dream (Fonte: Wikipedia)

I cellulari con Android ebbero una lenta diffusione fino al 2010, quando Samsung introdusse sul mercato la linea Galaxy, che con il passare del tempo divenne sinonimo di Android nell’immaginario collettivo. In quello stesso anno il market share degli smartphone Android crebbe fino al 33%, e al giorno d’oggi circa il 75% degli smartphone nel mondo utilizza Android.

Il market share degli smartphone dal 2009 al 2013 (fonte: Business Insider)

Il market share degli smartphone dal 2009 al 2013 (Fonte: Business Insider)

Il punto di forza di Android, che gli ha permesso una vastissima diffusione, è non solo il fatto di essere patrocinato da Google, ma soprattutto l’essere Open Source. Ciò lo ha reso facilmente modificabile e adattabile ai dispositivi mobili da parte non solo dei produttori di cellulari, ma anche degli utenti e delle comunità di sviluppatori stesse (ad esempio xda developers). La sua adattabilità, inoltre, ha portato alla diffusione sui Tablet, ambito nel quale compete con l’iPad, un altro prodotto di casa Apple. Tuttavia, dal maggiore pregio di Android deriva la sua maggiore debolezza: la frammentazione.

Di cosa si tratta la frammentazione? Si tratta del fatto che ogni terminale Android è diverso da tutti gli altri, per processore, risoluzione dello schermo, o versione del sistema. Tali differenze possono verificarsi persino tra due cellulari dello stesso modello, e portano a due conseguenze:

  1. Gli sviluppatori sono spesso costretti a scegliere il loro target (l’utenza a cui è destinato il programma) tra le versioni del sistema più diffuse, trascurando il fatto che queste siano le più recenti o meno. I programmi risultanti mancano allora delle più recenti tecnologie, non supportate dalle versioni datate.
  2. L’interfaccia Android è diversa per i cellulari di ogni produttore, il che porta alla confusione tra i consumatori, che sono portati a preferire un’interfaccia semplice da utilizzare.
La interfaccia Android può variare in modo sconcertante (Fonte: Apple Insider)

La interfaccia Android può variare in modo sconcertante (Fonte: Apple Insider)

Il primo problema è proprio di ogni sistema operativo commerciale. Ad esempio, anche sui computer, nei quali domina Windows, è sempre stato presente il problema della compatibilità dei vecchi programmi con le nuove versioni del sistema, e viceversa. Il secondo problema, invece, non si presenta nei computer, essendo Windows un sistema chiuso e controllato da Microsoft per avere la stessa interfaccia su tutti i PC, e non si era neppure presentato alle origini di Android.

L’interfaccia Android delle origini era scarna e rudimentale, ma il suo livello di pulizia è aumentato sensibilmente negli anni. I produttori di cellulari, tuttavia, decisero di non aspettare Google, e poco tempo dopo la nascita di Android, sfruttandone l’aspetto Open Source, crearono le loro interfacce, sovrapposte a quella standard.

L'evoluzione dell'interfaccia standard da Android (Fonte: Google, modificata da me)

L’evoluzione dell’interfaccia standard di Android (Fonte: Google, modificata da me)

Le interfacce personalizzate furono fondamentali per distinguere i cellulari tra di loro, ma, oltre alla confusione già menzionata, portarono al problema degli aggiornamenti degli smartphone. Google presenta ogni anno una nuova versione Android, che viene prontamente resa disponibile nei suoi cellulari (la linea Nexus). Negli smartphone delle altre case, tuttavia, si ha il ritardo causato dall’adattamento dell’interfaccia personalizzata al nuovo sistema, che perciò viene rilasciato parecchi mesi dopo il rilascio di Google, persino per i terminali di fascia alta (i più costosi).

Inoltre non vengono rilasciati aggiornamenti per i terminali usciti già da qualche anno (di solito due), e nei modelli di fascia bassa si verificano persino casi in cui non viene rilasciato neanche un aggiornamento. Ciò porta all’obsolescenza programmata dei terminali, attuata dai produttori per spingere i consumatori a comprare nuovi smartphone.

LG è forse il peggiore produttore in termini di aggiornamenti, alcuni dei quali sono rilasciati più di un anno dopo il rilascio Google (Fonte: Ars Technica)

LG è forse il peggiore produttore in termini di aggiornamenti, alcuni dei quali sono rilasciati più di un anno dopo il rilascio Google (Fonte: Ars Technica)

Personalmente possiedo un Samsung Galaxy S, uscito tre anni fa, ed aggiornato da Samsung solo fino alla versione 2.3.3. E’ stato grazie alla comunità xda che sono riuscito a portarlo fino alla 4.2.2, la versione più recente disponibile. Sono tuttavia richieste conoscenze da power user per aggirare i blocchi dei produttori, e l’installazione può essere rischiosa (rischi di brick).

E’ necessario che siano i produttori stessi ad avvicinarsi ai consumatori, prendendo coscienza delle loro necessità e del fatto che questo modello di mercato orientato al lucro immediato non è quello vincente. Menzione d’onore va a Sony, che negli ultimi due anni ha fatto sforzi per aggiornare tutti i suoi terminali per almeno due anni (la stessa politica di Google) e per rilasciare il codice sorgente degli aggiornamenti, permettendo agli sviluppatori di usufruire dei driver necessari a fare versioni personalizzate di Android.

Sony eletto "OEM dell'anno" da xda davelopers (Fonte screenshot: Sony)

Sony eletto “OEM dell’anno” da xda developers (Fonte screenshot: Sony)

Fortunatamente il livello di pulizia dell’interfaccia standard delle ultime versioni di Android ha permesso ai produttori di creare le loro interfacce con solo lievi modifiche rispetto a quella standard, risultando in un livello contenuto di frammentazione. Mano a mano che le interfacce diventeranno più simili, a mio avviso, il marchio Android diventerà sempre più forte, e la sua diffusione sempre maggiore.

Ma la minaccia Windows Phone è dietro l’angolo…

Cristian Ricardo Quadro

Fonti