Tag Archives: closed source

RTOS: real time operative system

9 Giu

 Gli RTOS, i sistemi operativi real-time, sono SO  in grado di fornire delle risposte in un tempo determinato. Hanno particolare rilevanza in ambito industriale e hanno la peculiarità di essere deterministici e prevedibili. Si dividono principalmente in due categorie, gli hard e i soft,  in base alla fattibilità di schedulazione di diverse tipologie di task, cioè a seconda della loro capacità di ottimizzare dei processi che qualora non rispettassero dei tempi precisi di esecuzione potrebbero provocare dei danni al sistema.

                                                           

Vxworks e Windows CE due RTOS

I  RTOS sono particolarmente importanti nello sviluppo dei sistemi embedded, cioè apparecchiature elettroniche sviluppate specificatamente per un determinato scopo; ad esempio il computer che gestisce il risciacquo dei piatti in una lavastoviglie o la copia e la stampa su una fotocopiatrice.  Un sistema real time garantisce infatti la realizzazione di sistemi complessi altrimenti irrealizzabili tramite la sola parte hardware. Nel corso del tempo le aziende hanno quindi gradualmente concentrato  quasi la totalità degli sforzi per sviluppare degli RTOS specifici per problemi come il multicolore adottato da varie piattaforme di computing.

Vi sono sistemi operativi real-time  sia open source che closed source e l’uso di uno o dell’altro comporta diverse conseguenze: i primi garantiscono, sopprimi garantisconorattutto per un’azienda , dei vantaggi economici  di spesa contenuta; i secondi, invece, un costante supporto dell’azienda proprietaria dello RTOS alla risoluzione dei problemi . la scelta open source crea sicuramente un’indipendenza da parte dell’azienda verso la produttrice dell’OS e quindi una maggiore libertà di sviluppo; la scelta closed source una sinergia tra due fabbriche che determina una maggiore efficienza del prodotto.

Dal punto di vista economico lo sviluppo di un RTOS può essere costoso; invece da quello pratico un sistema operativo real time  richiede da parte del processore un numero notevole di cicli e causa un sovraccarico del processore. Un thread può sicuramente occupare della memoria aggiuntiva e, se non provvisto di un sistema di priorizzazione, il RTOS può far aspettare un insieme di istruzioni alta priorità svolgendone uno meno importante.

Il  RTOS è un esempio di come un sistema operativo sia determinante non solo per l’utilizzo di software ma anche per il miglioramento dell’hardware e dell’elettronica in generale. Bisognerebbe tuttavia considerane il limite: l’efficienza in tempi precisi e un sistema deterministico richiedono notevoli finanziamenti; inoltre i problemi di sovraccarico del processore possono determinare non solo il danneggiamento di un computer ma comprometterne tutto il contenuto, causando ulteriori e più gravi problemi.

Ariel Belga Fedeli

Fonti:http://robotics.fau.edu/wp-content/uploads/2010/10/Tom-Presentation.pdf , http://it.wikipedia.org/w/index.php?search=&button=&title=Speciale%3ARicerca , http://www.elettronicanews.it/articoli/0,1254,40_ART_4329,00.html

Annunci

Open source vs closed source

29 Mag

Nel campo dei sistemi operativi, e dei software in generale, si sono venute a creare nel corso del tempo due diverse linee di pensiero:  i sostenitori del open source e quelli del closed. La differenza è nel codice sorgente, cioè l’algoritmo, scritto in linguaggio di programmazione, alla base del software, che può essere o meno  visibile e quindi modificabile da parte dell’utente. Questo ha diverse implicazioni sia etiche  sia pratiche.


open source e closed source

Da una parte i pro-open-source sostengono che il sorgente aperto favorisca lo scambio di idee e la cultura. Come afferma Stallman, il codice sorgente è come una ricetta, che passata da una casalinga all’amica, questa vi aggiunge degli ingredienti secondo i propri gusti e la arricchisce, così il codice sorgente può migliorare nelle mani di un abile programmatore ed adattarsi alle varie esigenze.

Dall’altra i pro-closed-source pensano soprattutto alla comodità: se, ad esempio, un sistema operativo non funziona, l’utente non deve cercare di risolvere decifrando un lunghissimo codice, basta che aspetti che la casa produttrice lo corregga.Non bisogna essere dei programmatori o diventarlo per adattare tutto alle nostre esigenze basta aspettare che qualcuno lo faccia per noi.

L’open source favorisce lo sviluppo di una comunità e di un relativo prestigio associato a ciascuno: se ad esempio riusciamo a risolvere un problema in cui nessuno era riuscito a districarsi, sicuramente saremmo presi in considerazione maggiormente di una persona meno esperta e quindi più ascoltato. Tutto ciò può essere positivo per il miglioramento di un sistema operativo, ma siamo sicuri che sia eticamente giusto?

Tutti hanno il diritto di essere ascoltati, non per quello che dicono, ma perché, essendo tutti gli uomini uguali, ogni cosa è di per sé  indifferentemente importante ad un’altra; sta a noi, poi, valutarla per noi stessi . Certamente l’esperto di programmazione saprà molte più cose  riguardo come migliorare un software, ma un dilettante non può prendere comunque parte ad una discussione? Se quest’ultima è intesa più pienamente come raggiungimento della conoscenza la risposta è implicita.

Il closed source è  comodo, ma fino a che punto? Non dobbiamo metterci davanti a infinite righe di codice , spulciandole una a una, e dannarci per trovare una soluzione, ma generalmente dobbiamo aspettare molto prima che qualcuno si accorga del problema e lo risolva. Inoltre il sorgente chiuso non favorisce la diffusione della conoscenza. Questa è, tra le altre accezioni, comodità:  il sapere qualcosa ci torna utile.

Ariel Belga Fedeli

Fonti:http://bit.ly/Y9UdIM,  http://www.boccaperta.com/gnu-linux-scelta-etica/